Lettera a Brunetta e Stracquadanio
Caro ministro Brunetta, caro onorevole Stracquadanio,
Sono il prototipo dell’essere che voi disprezzate. E per questo vi scrivo.
Sono un precario. Lavoro non meno di 10 ore al giorno per non meno di cinque giorni alla settimana, passati intensamente davanti allo schermo di un computer o digitando su tastiera e schermo del mio smartphone. Scrivo mail sin dalle 8 di mattina. Questo, a quanto ci avete illustrato ieri, è un segno di inattività, di non-lavoro. Se vi dicessi che Facebook è il mio principale strumento di lavoro, poi, mi mandereste al confino a Villa Gernetto. Pubblico non meno di 30 contenuti al giorno, tra notizie politiche (spesso parlo anche di voi), informazioni sull’attualità e post che generano chiacchiericcio molesto coi miei amici anche mentre sono in ufficio. Uso la Rete per informarmi, per informare, per mettere insieme persone, per lavoro e per diletto. Secondo la vostra visione, però, questo uso è scorretto e dannoso: contribuisco a disinformare, a far circolare notizie false e pretestuose, ad agitare spirali di odio nei vostri confronti, a sovvertire e sobillare.
E poi, difetto ben più grave di molti altri, sono di sinistra.