"C’è chi rimpatria milioni di euro evasi al fisco per anni e chi non vede lo stipendio per mesi. I primi resteranno ignoti, protetti dallo scudo fiscale; i secondi, invece, si conoscono bene. Alla Phonemedia, ad esempio, sono in settemila, un elenco lunghissimo di nomi e cognomi, di lavoratori che da dodici città non solo italiane assistono alla lenta agonia della loro azienda; la stessa che fino a pochi mesi fa si definiva sul proprio sito “leader in Italia dei servizi di telemarketing e business process outsorcing”."
"La violenza è chi ti assume per tre anni con contratto di formazione lavoro per 1100 euro al mese e, finito il tempo, ti dice che non servi più. La violenza è l’azienda regionale per il diritto allo studio che mi deve da marzo circa 2000 euro, che non mi ha erogato per errore proprio e successivamente per mancanza fondi. La violenza sono i contratti in fabbrica. Avevo 19 anni quando il magnanime datore di lavoro lo rinnovava settimana per settimana, tenendomi sotto scacco totale. La violenza è sfruttamento delle mie passioni. La violenza è che se non conosci qualcuno non lavori, non esisti. La violenza è una pseudo-riforma della mia università che viene scritta sulla base di nessuna copertura finanziaria, con discutibilissimo impianto normativo mai realmente messo sotto esame. La violenza è infangare i ricercatori, patrimonio inestimabile, da parte di una classe dirigente volgare e para-fascista. La violenza sono gli oggettivi tagli alla cultura, all’istruzione e alla Vita. La violenza è la sceneggiata ad AnnoZero del Ministro Spiritato, dal passato così candido e puro, contro uno studente che cercava placidamente di parlare con buoni argomenti. Potrei continuare."
Caro ministro Brunetta, caro onorevole Stracquadanio,
Sono il prototipo dell’essere che voi disprezzate. E per questo vi scrivo.
Sono un precario. Lavoro non meno di 10 ore al giorno per non meno di cinque giorni alla settimana, passati intensamente davanti allo schermo di un computer o digitando su tastiera e schermo del mio smartphone. Scrivo mail sin dalle 8 di mattina. Questo, a quanto ci avete illustrato ieri, è un segno di inattività, di non-lavoro. Se vi dicessi che Facebook è il mio principale strumento di lavoro, poi, mi mandereste al confino a Villa Gernetto. Pubblico non meno di 30 contenuti al giorno, tra notizie politiche (spesso parlo anche di voi), informazioni sull’attualità e post che generano chiacchiericcio molesto coi miei amici anche mentre sono in ufficio. Uso la Rete per informarmi, per informare, per mettere insieme persone, per lavoro e per diletto. Secondo la vostra visione, però, questo uso è scorretto e dannoso: contribuisco a disinformare, a far circolare notizie false e pretestuose, ad agitare spirali di odio nei vostri confronti, a sovvertire e sobillare.
E poi, difetto ben più grave di molti altri, sono di sinistra.
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